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L'Erbario di Officinaverde

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Giuggiolo comune

Nome scientifico-Ziziphus jujuba Miller
giuggiolo_comune
Classe- Magnoliopsida
Sottoclasse- Rosidae
Ordine- Rhamnales
Famiglia- Rhamnaceae
Genere- Ziziphus

Descrizione

Ziziphus zizyphus (L.) Meikle Famiglia Rhamnaceae Nome volgare: Giuggiolo Caratteristiche - Albero alto 6-7 metri, dall'aspetto piuttosto contorto, con rami irregolari e spinosi (ogni nodo presenta una coppia di piccole spine); la corteccia delle branche è rugosa, di colore rosso bruno. Le foglie, caduche, piccole, alterne, di forma ovata, sono lucenti e coriacee, presentano stipole spinose e pagina ondulata.I fiori piccoli e verdastri appaiono in giugno. I frutti assomigliano a grosse olive, sono rosso marrone scuro a maturita'; la polpa e' soda, compatta, di sapore gradevolmente acidulo, di colore verde tenue. Ha un accrescimento molto lento, così come la messa a frutto. Sinonimi - Zizyphus jujuba Miller - Zizyphus vulgaris L. Habitat - Il giuggiolo è originario della Cina meridionale e dell'Asia centrale anche se adesso si è naturalizzato nel bacino del Mediterraneo. La pianta si adatta a vari tipi di terreno, sopporta situazioni di forte aridità grazie soprattutto al suo apparato radicale molto sviluppato in profondità; preferisce suoli leggeri, non umidi e con pH neutro-alcalino. Vive in zone con clima temperato con minime invernali non inferiori a 10° C e con estati lunghe e calde. La pianta può subire danni da gelate precoci nel periodo autunnale.In zone settentrionali la coltivazione è possibile solo sotto particolari microclimi come in prossimità dei laghi o in colline ben esposte. E' possibile trovare esemplari di giuggiolo nei climi più diversi, tuttavia la pianta dà buoni frutti soltanto alla fine delle estati calde. A differenza di altre specie della stessa famiglia, è in grado di sopravvivere ad inverni freddi, con temperature fino a -15 °C. Non ha particolari esigenze di terreno. La presenza degli alberi di giuggiole è pressoché sempre dovuta a coltivazione, attuale o residua, pur esistendo una presenza significativa di piante naturalizzate. La crescita della pianta è molto lenta per la formazione di cortissimi brachiblasti. La presenza di alberi di mole significativa, e quindi molto vecchi, in seguito allo sconvolgimento agrario del secolo scorso, è alquanto rara; si trovano spesso solo presso vecchie case coloniche, o cascinali abbandonati, su suolo povero ma non disturbato. I semi della pianta sono molto restii a germogliare a causa dell'endocarpo molto duro e robusto, un modo semplice per aggirare il problema è il taglio della punta del seme con delle forbici da potatura per agevolare l'ingresso dell'umidità all'interno del seme. Frequentemente la pianta è propagata più facilmente per mezzo dei numerosi polloni radicali che produce in abbondanza. "Andare in brodo di giuggiole" è un’espressione, un modo di dire per indicare uno stato di gioia, un uscire di sé dalla contentezza, andare in visibilio per qualcosa. Il brodo di giuggiole infatti è un liquore, un antico distillato che veniva offerto soprattutto dai contadini agli ospiti di riguardo o ai padroni come una prelibatezza per la sua dolcezza. Le protagoniste di tutto ciò sono le giuggiole cioè i frutti di Ziziphus jujuba Miller, una pianta appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae originaria del Medio Oriente (probabilmente della Siria) e che presenta un ampio areale di distribuzione: dalla Cina alla Spagna. In Italia è stata introdotta in epoca romana nel I secolo d.C., ma nell'area mediterranea era già conosciuta da alcuni secoli dagli Egizi, dai Fenici e dai Greci. Erodoto, lo storico greco, nelle "Storie" cita le giuggiole paragonandole ai datteri per la loro dolcezza e precisa che dalla fermentazione della loro polpa si ottiene un vino inebriante conosciuto anche dagli Egizi e dai Fenici. Diversi autori hanno identificato il frutto del loto citato da Omero nel IX libro dell’Odissea, quando Ulisse e i suoi uomini approdano all’isola dei Lotofagi, e responsabile di provocare amnesia nei compagni dell’eroe che ne hanno fatto uso, come il frutto di Ziziphus loto da noi conosciuto come giuggiolo selvatico. Zizzola, zinzuli, scicula: molti i nomi dialettali di questa piccolo albero che raggiunge mediamente l'altezza di 6 metri, dall’aspetto contorto con i rami irregolari e spinosi, le foglie piccole ovate, lucenti e coriacee, i fiori piccoli di un giallo verdastro, tutto sommato di bell'aspetto e a volte usato come pianta ornamentale nei giardini, nella campagna romagnola, poiché lo si considerava una pianta porta fortuna, in molte case coloniche era posto a ridosso della parete più esposta al sole. I frutti (drupe) sono carnosi e simili a grosse olive di color ruggine o marrone scuro che, quando sono maturi, presentano una polpa biancastra dal sapore dolciastro paragonabile a quello dei datteri e sono infatti noti anche come "datteri cinesi". E' una pianta che si sviluppa in zone a clima temperato in Italia nelle zone centro meridionali, ma anche in particolari microclimi come in prossimità di laghi e di colline ben esposte: ne sono esempio i Colli Euganei dove ad Arquà Petrarca, la prima e la seconda domenica di ottobre, si svolge la festa delle giuggiole in coincidenza con il periodo della loro maturazione. Pianta e frutti conosciuti ed ammirati da Francesco Petrarca quando giunse in questa cittadina, Arquà, scelta come ultima sua dimora. Giuggiolo e Giuggiole Ziziphus zizyphus è la pianta delle Giuggiole, nota anche come Natsume, Tsao o più semplicemente dattero cinese. giuggiolo. Si tratta di un piccolo albero deciduo (o frutice), appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae, in grado di raggiungere altezze abbastanza elevate (5-12 metri). Esistono opinioni discordanti circa l'origine del giuggiolo: alcuni autori ritengono che la pianta sia originaria dell'Asia - dove tuttora viene intensamente coltivata - altri sono convinti che il giuggiolo sia nativo dell'Africa settentrionale e che solo successivamente sia stato esportato in Oriente. Ciò nonostante, tutti i biologi concordano sul fatto che la pianta del giuggiolo sia ormai coltivata da oltre 4.000 anni. Descrizione botanica La pianta del giuggiolo presenta particolari ed inconfondibili rami spinosi e zigzaganti, dal colore rossiccio o brunastro. La corteccia si presenta molto corrugata. Le foglie, di color verde brillante, sono coriacee, alterne ed ovato-bislunghe, dal bordo impreciso, quasi seghettato; i fiori, di colore bianco candido, talvolta verdastro, sono riuniti in piccole infiorescenze. I frutti eduli e carnosi sono le giuggiole (chiamate “zizoea" e "zizoa" nei dialetti del nord Italia); questi frutti sono grandi quanto un'oliva, presentano polpa giallognola, buccia marroncina-brunastra e sapore dolce. I frutti del giuggiolo vengono raccolti immaturi, risultano leggermente aciduli al gusto, sapore talvolta paragonabile a quello della mela. La pianta del giuggiolo produce frutti solamente al termine dei mesi estivi; ciò nonostante, la pianta resiste anche a temperature molto basse (-15°C). I semi presentano un endocarpo resistente e duro: per questo motivo, faticano a germogliare. Al fine di ovviare all'inconveniente, è consigliato tagliare con una forbice appropriata le punte del seme, per favorire la penetrazione dell'umidità del terreno e la conseguente germogliazione del seme. I semi del giuggiolo non devono essere mangiati poiché, oltre alla struttura particolarmente pungente, contengono glicosidi tossici. Ziziphus zizyphus Classificazione Cronquist Dominio-Eukaryota Regno-Plantae Divisione-Magnoliophyta Classe-Magnoliopsida Ordine-Rhamnales Famiglia-Rhamnaceae Genere-Ziziphus Specie-Z. zizyphus Classificazione APG Ordine-Rosales Famiglia-Rhamnaceae Nomenclatura binomiale Ziziphus zizyphus Sinonimi Ziziphus jujuba Il giuggiolo (Ziziphus zizyphus), noto anche come dattero cinese, Natsume o Tsao, è una pianta a foglie decidue della famiglia delle Rhamnaceae. Sovente viene utilizzato come pianta ornamentale. Si ritiene che il giuggiolo sia originario dell'Africa settentrionale e della Siria, e che sia stato successivamente esportato in Cina e in India, dove viene coltivato da oltre 4000 anni. I romani lo importarono per primi in Italia, e la chiamarono "Zyzyphum", tant'è che nella tradizione dialettale di alcune regioni come la veneta o la ligure ancora oggi la giuggiola viene chiamata rispettivamente "zizoea" e "zizoa". Nell'Italia centrale (Umbria e Toscana), in cui la pianta è piuttosto diffusa, i frutti vengono chiamati "gensole". Descrizione L'albero può arrivare ad un'altezza che va dai 5 ai 12 metri, le foglie sono di un verde brillante. La struttura dell'albero è molto articolata ed i rami sono ramificati e contorti con una corteccia molto corrugata; i rami sono spesso ricoperti di spine. Il giuggiolo produce, oltre che un gran numero di fiori di piccole dimensioni dal colore bianco verdastro, dei frutti grandi più o meno quanto un'oliva, con buccia di colore dal rosso porpora al bruno rossastro, e polpa giallastra. La variante indiana del giuggiolo, lo Zizyphus mauritiana, è un albero tropicale e produce frutti con un contenuto in zuccheri inferiore rispetto alle altre varietà. I fiori del Giuggiolo presentano la forma di una stelletta piatta giallognola, contenente un calice quinquifido, colorato interiormente e tagliato a lobetti puntuti, sul quale si spiegano cinque petaletti picciolissimi, concavi, inseriti fra le divisioni del calice, più stretti e un poco più lunghi delle divisioni medesime, e dentro questi cinque stami opposti ai petali, sostenuti da dei filamenti più corti di essi, sormontati da antere rotonde e circondanti un pistillo impiantato nel mezzo di un disco carnoso, orbicolare, e colorato, con un ovaio superiore insenato nel disco e finito da due stili corti astimmati ottusi, il quale ovaio si converte in una drupa ovale e rotonda contenente sotto una polpa carnosa un nocciolo biloculare a logge monosperme. Il Giuggiolo, Zizyphus jujuba varietà spinosa (sinonimi Zizyphus sativa e Zizyphus vulgaris), è una pianta a foglie caduche appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae, originaria dell'Asia centro-meridionale. Durante il regno dell'imperatore Augusto venne importato dalla Siria nel bacino del Mediterraneo, dove col tempo si è naturalizzato e oggi cresce sia spontaneo che coltivato. Il nome Zizyphus deriva dal greco zizyphon, ma taluni lo fanno derivare dall'arabo "Zizifous" con cui è conosciuto il Giuggiolo di Barberia, in Sicilia. E' un arbusto a crescita lenta, con rami irregolari dal portamento tortuoso, ricco di vegetazione, alto solitamente 3-5 metri, ma che allevato ad alberetto può raggiungere anche i 7-10 metri. Il suo frutto è una piccola drupa di colore verde-rossiccio, simile alle olive, che diviene marroncina a completa maturazione, e diventa edule quando avvizzisce, con un sapore dolciastro un po' allappante. Nel Rinascimento dai frutti si ricavava un liquore inebriante, il "Brodo di Giuggiole", che la famiglia dei Gonzaga pare offrisse ai suoi ospiti; forse da questo è derivato il detto "andare in brodo di giuggiole", per indicare uno stato di euforia. La droga, cioè la parte di pianta contenente i principi attivi, è costituita dai semi essiccati, che contengono principalmente flavonoidi, saponine, acidi organici, beta carotene e un'alta percentuale di vitamina C. Fonti: http://www.fungoceva.it/erbe_ceb/Zizyphus_vulgaris.htm http://www.eusebiano.it/rubriche/cucina/giuggiole-frutti-dimenticati http://www.my-personaltrainer.it/benessere/giuggiolo-giuggiole.html http://it.wikipedia.org/wiki/Ziziphus_zizyphus http://www.pomonaitaliana.it/pomona/fiore_di_giuggiolo.htm http://www.lerboristeria.com/erbario/giuggiolo.php

Proprietà

Proprietà farmaceutiche - I frutti sono consumati freschi, oppure leggermente avvizziti; possiedono un certo effetto diuretico, emolliente e lassativo. Uso in cucina - Oltre al consumo fresco i frutti vengono impiegati per la preparazione di marmellate. Le giuggiole sono utilizzate per realizzare, oltre che ottime confetture e sciroppi, anche il famoso "brodo di giuggiole", un un antico liquore che si produce in Veneto. Nota - Secondo gli scritti di Erodoto, le giuggiole erano dolci quanto il dattero e, dopo aver fermentato, potevano essere usate per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici. Ricette Ricetta n.1 Marmellata di giuggiole Prendere un chilo digiuggiole ben mature, metterle, divise a metà, in una casseruola con poca acqua e farle cuocere completamente. Passarle al setaccio e pesarle. Rimettere al fuoco con lo zucchero nelle proporzioni 1 a 8 e cuocere finché la marmellata avrà la consistenza desiderata. Ricetta n.2 Marmellata di giuggiole Cuocere un chilo di giuggiole snocciolate ed una mela renetta in mezzo bicchiere di acqua, 500 g di zucchero ed una scorzetta di limone. Raggiunta la consistenza desiderata, invasare in recipienti preriscaldati, capovolgerli per cinque minuti, poi rigirare i vasi, coprirli con panni e lasciarli sterilizzare. L'uso alimentare di questi frutti minori è molteplice si possono consumare al naturale freschi o secchi, ma soprattutto sono utilizzati per preparare marmellate, confetture, gelatine, liquori e possono essere conservate sotto grappa, ma anche in salamoia. L'uso medicinale è meno frequente in Italia, ma è molto frequente in Oriente, soprattutto in Cina, dove è coltivato da oltre 4000 anni, e dove oltre ai frutti vengono utilizzate in campo medico anche i semi e le radici. Diverse sono le proprietà terapeutiche di questa pianta ricca di vitamina C che nella medicina popolare, soprattutto nei paesi arabi, era considerata uno dei quattro "frutti pettorali" insieme ai fichi, ai datteri e all'uva sultanina, e per questo usata per decotti ed infusi emollienti per curare i sintomi da raffreddamento e le infiammazioni delle vie respiratorie. In certe zone del Veneto le giuggiole erano usate dalle donne "a filò" che, avendo continuamente bisogno di saliva per umettare le dita e tirare il filo da avvolgere, le utilizzavano come caramelle per produrre saliva. Costituenti principali I frutti del giuggiolo sono utilizzati anche a scopo fitoterapico: dopo la raccolta in settembre-ottobre, le giuggiole vengono sottoposte all'essiccazione. Oltre ad una modesta quantità di zuccheri, pectina e mucillagini, i frutti del giuggiolo contengono anche: Antrachinoni Tannini Zizifusina: alcaloide bisbenziliso-chinolinici Daehuciclopeptide-I: sostanze ciclopeptidiche Acido ascorbico Flavonoidi (suvertisina) Saponosidi a genina triterpenica tetraciclica (tratto da Dizionario ragionato di erboristeria e fitoterapia, di A. Bruni) Impieghi medici-fitoterapici In medicina orientale, le proprietà terapiche delle giuggiole sono sfruttate per alleggerire i sintomi legati a depressione, affaticamento fisico, astenia, irritabilità e nervosismo. Sembra che queste presunte potenzialità delle giuggiole, attribuite ai frutti dalle culture orientali, trovino un certo riscontro scientifico, in particolare per le attività sedative ed ipnotiche (rese dai saponosidi). I semi (non i frutti) della specie Zizyphus spinosa si sono rivelati particolarmente appropriati per combattere gli stati d'insonnia e di nervosismo. Nella medicina cinese, le giuggiole sono sfruttate come tonico per ridurre gli stati d'ansia accompagnati da palpitazioni e nevrastenia. Per la presenza degli antrachinoni, le giuggiole vantano di un blando effetto lassativo. Non può certo essere dimenticato l'impiego dei frutti del giuggiolo per alleggerire infiammazioni della gola, bronchiti, raffreddori e raucedine. Sembra che il consumo smodato dei frutti del giuggiolo possa inibire il desiderio sessuale: ad ogni modo, non ci sono dimostrazioni attendibili che avvalorino la teoria. Impieghi alimentari I piccoli frutti del giuggiolo sono edibili e dolci; questi possono essere utilizzati anche per realizzare marmellate, sciroppi e liquori, tra cui il noto brodo di giuggiole. La zizifina, un composto che si trova nelle foglie del giuggiolo, sopprime nell'uomo la percezione del sapore dolce. Se colto quando non ancora maturo (ossia quando presenta un colore verde uniforme), il frutto del giuggiolo, la giuggiola, ha un sapore simile a quello di una mela. Con il procedere della maturazione tuttavia, il colore si scurisce, la superficie si fa rugosa e il sapore diviene via via più dolce, fino ad assomigliare a quello di un dattero. Le giuggiole si consumano sia fresche, appena colte dall'albero, sia quando sono leggermente raggrinzite. C'è un solo nocciolo all'interno del frutto, simile a quello di un'oliva, che nella cucina persiana è noto come annab. Secondo gli scritti di Erodoto, le giuggiole potevano essere usate, dopo aver fermentato, per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici. Ad Arquà Petrarca, comune veneto dove i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni, le giuggiole sono utilizzate per realizzare ottime confetture, sciroppi, e il famoso brodo di giuggiole, un antico liquore. I frutti del giuggiolo hanno un blando effetto lassativo. Miti e leggende Narra Omero (Odissea, libro IX) che Ulisse e i suoi uomini, portati fuori rotta da una tempesta, approdarono all'isola dei Lotofagi (secondo alcuni l'odierna Djerba), nel nord dell’Africa. Alcuni dei suoi uomini, una volta sbarcati per esplorare l'isola, si lasciarono tentare dal frutto del loto, un frutto magico che fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. È probabile che il loto di cui parla Omero sia proprio lo Zizyphus lotus, un giuggiolo selvatico, e che l'incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo. Una specie affine, lo Zizyphus spina-christi, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che servirono a preparare la corona di spine di Gesù. L’altra sarebbe il Paliurus spina-christi. Pare che per gli antichi Romani il giuggiolo fosse il simbolo del silenzio, e come tale adornasse i templi della dea Prudenza. In Romagna e in altre regioni, in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa, nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna. Proprietà e virtù del giuggiolo contro i disturbi delle vie respiratorie Tutti coloro che in primavera soffrono di disturbi alle vie respiratorie, causati da allergie croniche, da infiammazioni della gola, da sbalzi di temperatura, navigano alla ricerca di rimedi naturali per superare uno dei bimestri più difficili dell'anno. Tra i rimedi naturali che curano le vie respiratorie, oltre al farfaccio e al ribes nero, c’è il giuggiolo. Albero dai frutti zuccherini e dolcissimi, è tra le piante più usate dalla gemmoterapia. La giuggiola è un frutto molto nutriente, e quello secco viene usato per curare i disturbi delle vie respiratorie: il frutto essiccato o l’estratto di giuggiolo viene usato per curare le infiammazioni della gola, le bronchiti più gravi, i comuni raffreddori. Il giuggiolo è un ottimo rimedio anche contro l’asma e funziona contro la raucedine. Nulla può contro il prurito agli occhi, ma è efficace anche contro le infiammazioni intestinali. Il giuggiolo secco si può bere sotto forma di decotto, e servirà ad alleviare i disturbi tipici di aprile e maggio. Chi è pronto a ricorrere a questo rimedio naturale per sopravvivere alla primavera deve però sapere che vi è una contriondicazione non da poco: le piccole e dolcissime giuggiole frenerebbero il desiderio sessuale. Della pianta di giuggiola le cui proprietà benefiche risiedono nei frutti chiamata giuggiola zizyphus vulgaris e dotati di proprietà emollienti e bechiche entrano nella composizione della storica tisana dei quattro frutti, che associa, in parti uguali, giuggiola, datteri, fichi e uva; veniva impiegata nella forme infiammatorie a carico dell'apparato respiratorio. La presenza di flavonoidi determina un'azione sedativa. Giuggiola, Zizyphus vulgaris Giuggiola Nome comune: Giuggiola Francese: Jujubier Inglese: Jujube Famiglia: Ramnaceae Parte utilizzata: frutti Costituenti principali: zuccheri, pectina, mucillagine, tannino, antrachinoni (tracce) flavonoidi (suvertisina) saponosidi a genina triterpenica tetraciclica vitamina C Attività principali: emollienti e bechiche; sedativa Impiego terapeutico: flogosi apparato respiratorio; ansia-insonnia I frutti della giuggiola vengono correntemente utilizzati in Cina nel trattamento dell'insonnia dovuta ad astenia fisica, ma anche i semi come ipnotici, sedativi e ansiolitici. I principi responsabili dell'azione sedativa sono stati isolati nei semi del frutto. Si tratta di composti triterpenici (jujubosidi Al e C e acetil jujuboside B), flavonoidi ecc. presenti anche nel frutto. In Francia viene consigliato l'utilizzo topico come antalgico nelle affezioni della cavità orale (Avis auxfabricants, 1990). La medicina araba utilizza invece il frutto come depurativo, antifebbrile, nelle infiammazioni, nell'asma e in oftalmologia; il seme, come tonificante. Alcuni ricercatori hanno studiato il frutto, utilizzando un estratto alcolico del frutto essiccato con i semi, al fine di valutarne le proprietà antalgiche, antiinfiarnmatorie, antifebbrili e broncodilatatrici. Hanno così potuto appurare che l'estratto etanolico presenta azione antiinfiammatoria nell'edema da carragenina e nel granuloma infiammatorio. Mentre l'azione antipiretica non è stata riscontrata, l'estratto ha dimostrato di possedere proprietà antalgiche importanti (per os), forse attribuibili agli alcaloidi e ai flavonoidi del fitocomplesso. II frutto, grande come un'oliva, di sapore dolce acidulo e di colore rosso bruno, risulta particolarmente ricco in zuccheri (30 g per 100 g di parte edibile), possiede un valore calorico relativamente elevato rispetto ad altra frutta fresca (120 calorie); contiene inoltre elevate quantità di vitamina C (40 mg) e ciò lo rende simile agli agrumi. Può essere consumato fresco o impiegato per la preparazione di marmellate e conserve (Morricone, Pedicino). Curiosità Originaria della Siria, fu introdotta in Italia negli ultimi anni del regno di Augusto. Fu Galeno che per primo la segnalò atta a "diminuire il calore del sangue". Nel Medioevo le vennero riconosciute proprietà bechiche. Tale uso durò fino all'inizio del XIX secolo, quindi cadde nell'oblio. Zizyphus viene da Zizouf, nome arabo della pianta. Lo Zizyphus spinosa è conosciuto in Cina col nome di Suan Zao Ren, ed è ritenuto la pianta calmante più conosciuta ed utilizzata dalla medicina popolare cinese, che la considera uno dei principali tonici cerebrali tradizionali, poiché le vengono attribuite proprietà toniche, distensive, miorilassanti, e riequilibranti della mente. Studi scientifici effettuati negli anni 80-90 hanno confermato le proprietà miorilassanti, ansiolitiche, ipnoinducenti del Giuggiolo, sia utilizzato da solo, sia in associazione con altre piante. Sono state messe in evidenza anche proprietà antiossidanti, anti-aritmiche e protettive cardiovascolari; un'assunzione prolungata riduce il colesterolo LDL e i trigliceridi, migliorando la funzione cardiocircolatoria. Indicazioni L'estratto dei semi viene utilizzato soprattutto per il trattamento di ansia, insonnia, frequenti risvegli notturni, incubi, irritabilità, agitazione, iperattività, palpitazioni. Utile l'associazione con altre piante rilassanti e adattogene quali Passiflora, Melissa, Rodiola. Journal of Food Composition and Analysis Phenolic, alpha-tocopherol, beta-carotene and fatty acid composition of four promising jujube (Ziziphus jujuba Miller) selections Bekir Sana, Adnan Nurhan Yildirimb a Suleyman Demirel University, Agriculture Faculty, Horticulture Department, 32260 Isparta, Turkey Abstract The phenolic, alpha-tocopherol, beta-carotene and fatty acid composition of four jujube selections were investigated in this study. Phenolic compounds, alpha-tocopherol and beta-carotene were analyzed with an HPLC device equipped with a diode array detector, and the fatty acid methyl esters were analyzed with QP 5050 GC/MS equipped with a CP-Wax 52 CB column. Among the jujube selections, considerable differences in phenolic and fatty acid contents were found. Catechin, caffeic acid, p-coumaric acid, ferulic acid, rutin, apigenin-7-glucoside, eriodictyol, quercetin, p-hydroxybenzoic acid, chlorogenic acid and syringic acid were isolated from leaves. Rutin content was very high in the leaves of all the jujube selections, ranging from 269.0 to 367.90 mg/100 g, followed by apigenin-7-glucoside (22.90–49.38 mg/100 g) and eriodictyol (5.06–6.27 mg/100 g). Seven phenolic compounds, catechin, caffeic acid, epicatechin, ferulic acid, rutin, p-hydroxybenzoic acid and chlorogenic acid, were isolated from fruits of jujube selections. Catechin level ranged from 2.46 to 3.74 mg/100 g, and rutin level ranged from 0.88 to 3.60 mg/100 g for fruits. Predominant phenolics were rutin and apigenin-7-glucoside for leaves, and catechin and rutin for fruits. Jujube leaves contained higher amounts of phenolic compounds than jujube fruits. Alpha-tocopherol was only detected in fruits of selections 20-Ç-22 and 20-Ç-52 (0.04 and 0.07 mg/100 g, respectively). Beta-carotene was significantly higher in 20-Ç-22 (35.0 ?g/100 g) than in the other selections. Lipid content of the fresh fruits ranged from 0.06% to 0.10% among the four jujube selections. The predominant fatty acids in all jujube selections were oleic acid, linoleic acid, palmitic acid and palmitoleic acid. Unsaturated fatty acids comprised 68.54–72.44% of the total fat in jujube fruit. Fonti: http://www.fungoceva.it/erbe_ceb/Zizyphus_vulgaris.htm http://www.eusebiano.it/rubriche/cucina/giuggiole-frutti-dimenticati http://www.my-personaltrainer.it/benessere/giuggiolo-giuggiole.html http://it.wikipedia.org/wiki/Ziziphus_zizyphus http://www.benessereblog.it/post/4658/proprieta-e-virtu-del-giuggiolo-contro-i-disturbi-delle-vie-respiratorie http://www.inerboristeria.com/giuggiola-zizyphus-vulgaris.html http://www.lerboristeria.com/erbario/giuggiolo.php http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0889157510001249
ultima modifica: 13/06/2012 (Vincenzo)
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